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Arte

Eyes

Il PAC (padiglione d’arte contemporanea) non delude mai.

Si riconferma uno degli spazi milanesi più interessanti per l’arte contemporanea, anche se alla biglietteria sono rimasti un po’ indietro, accettano solo pagamenti in contanti.

In concomitanza con l’inaugurazione del MiArt2011, il PAC propone una retrospettiva di Tony Oursler, inventore della video-scultura.

Le installazioni colpiscono subito per l'ironia, per questa sensazione spiazzante di trovarsi inaspettatamente inglobati in una dimensione surreale, fatta di sogni e incubi, di parti anatomiche sproporzionate che dialogano con lo spettatore e con lo spazio.

Surreali certamente, ma allo stesso tempo rappresentazioni concrete dei mostri reali della nostra mente. 

Nelle ampie sale che ospitano le installazioni, veniamo avvolti dall’inquietudine delle parti anatomiche estraniate dai rispettivi corpi e dalle voci di sottofondo che si sovrappongono, rendendo confusi i contenuti. Di fatto diventiamo parte attiva delle installazioni.

Nella sala Eyes, dieci occhi giganti (sfere tridimensionali sospese, con video proiettati) ci fissano da ogni angolo.
Il grande spazio perde i suoi confini e diventa universo di pianeti/occhi, nei quali possiamo osservare il riflesso di altri mondi (paesaggi, film horror, sesso).
La magia del sogno - incubo? -  in netto contrasto con la realtà dei proiettori a vista, che svelano il trucco e riportano subito alla verità.

C'è molto altro, ma bisogna viverlo con i proprio sensi.

Milano, 
PAC Padiglione d'Arte Contemporanea

(Via Palestro 14)

19 marzo 2011 - 12 giugno 2011

lunedì 14.30 - 19.30
martedì - domenica 9.30 - 19.30
giovedì 9.30 - 22.30

www.mostraoursler.it

 

 

 

 

 

 

Eyes

foto ©Cristina Del Re 2011

M. Cattelan - Lo.Ve

Maurizio Cattelan - L.O.V.E. aka Omnia muna mundis.
foto ©Cristina Del Re

Finalmente la grande scultura di Maurizio Cattelan troneggia fiera in piazza affari, solo fino al 3 Ottobre. L.O.V.E. aka Omnia muna mundis.

Pochi giorni per ammirare una gigantesca mano (11 metri in marmo di Carrara), con tutte le dita mozzate tranne il medio.

La posizione della mano evoca il saluto fascista e, insieme alle altre poche opere esposte a palazzo reale, vuole essere un monito contro tutte le ideologie.

Stamattina c'era grande fermento intorno alla scultura, persone che apprezzavano e altre che non ne capivano il senso.

E' questo che l'arte dovrebbe riuscire a fare oggi. Far parlare di sè, di quello che cerca di esprimere. Stimolare dei pensieri in questa società ovattata, che non si stupisce più di nulla.

Bravo Cattelan. Uno dei pochi che ci riesce.

M. Cattelan - Lo.Ve

M. Cattelan - Lo.Ve

Questo Cattelan nella Milano provinciale e un po' bigotta è un calvario.

Dal 24/09/2010 al 06/11/2010 dovrebbe aprire nella sala delle Cariatidi a Palazzo Reale, l'esposizione di tre opere dell'artista di fama internazionale. Dico dovrebbe perchè sui siti ufficiali la mostra non viene pubblicizzata.

Mostra che, ancora prima di aprire i battenti, provoca polemiche a non finire, ma è un po' il bello di Cattelan.

Non capisco come l'amministrazione comunale possa invitare ad esporre un artista così dissacrante e poi scandalizzarsi per le opere che propone.

Già a giugno impazzavano a palazzo marino polemiche sulla scelta dalla scultura da esporre in piazza.

A breve, finalmente, un gigante dito medio alzato, Omnia muna mundis, farà la sua fugace apparizione in piazza affari.

Ora sono stati ritirati, ancora prima di essere affissi, i manifesti che dovevano pubblicizzare la mostra, con Hitler genuflesso (foto della scultura  “Him” che non verrà esposta). Le perplessità sono state sollevate dalla giunta e dalla comunità ebraica, sul fatto di abbinare questa immagine alla mostra i cui ricavati finanzieranno la costruzione del Memoriale della Shoah milanese.

A me sembrava un manifesto in linea con il tema della mostra, un monito contro le ideologie, ma verrà sostituito da uno tutto nero.

La prima volta di Cattelan in uno spazio pubblico milanese credo che sarà anche l'ultima. La libertà d'espressione appartiene solo a chi si esprime come chi detiene il potere crede giusto?

 

 

Finalmente il PAC di Milano concede qualche apertura serale.

Giovedì sera.

Ad accogliermi nel cortile due opere di grandi dimensioni che subito colpiscono la mia attenzione, nonostante il diluvio.

La mostra si apre con una frase di Zhang Huan scritta sul muro, che introduce il senso del lavoro dell'artista.

«Ashman è l'eroe che porto nel cuore, la personificazione di molti desideri e anime molteplici. Ashman sogna, sostiene la giustizia, definisce un nuovo ordine internazionale, persegue la pace per sconfiggere la guerra terroristica, interagisce con la Terra in maniera ecosostenibile, rende l'umanità più pacifica, più libera. Porterà a Milano una profonda, universale, armonia per l'umanità».

Ciò che mi colpisce di questo artista è la sua capacità di comunicare, attraverso le sue sculture, le performance, la pittura e la fotografia, un messaggio universale, positivo, importante, radicato nel pensiero buddista.

L'alternanza di vita e morte che fanno parte dell'esistenza, l'impermanenza di tutte le cose, il rapporto importantissimo e diretto tra l'uomo e l'ambiente che lo circonda. La pace.

Davanti al Berlin Buddha, rifletto sull'importanza di riuscire ad applicare tutti questi bei principi alla vita quotidiana e al valore di saper trasmettere questi principi.

Berlin Buddha è un'installazione di due Buddha di 3x3x3m posti uno di fronte all'altro, che si guardano.

Il primo è realizzato riempiendo di cenere d'incenso pressata, recuperata dai templi di Shanghai,  un calco in alluminio.

Il Buddha è destinato a sgretolarsi con il passare dei giorni, con le vibrazioni della metro, con il viavai di visitatori, ad indicarci la continua trasformazione della vita. L'impossibilità di vedere il Buddha, potenzialmente ognuno di noi, nella sua interezza.

Il secondo Buddha è il calco in alluminio ricorstruito di fronte al primo.

In mostra fino al 12 Settembre 2010, 42 opere con continui richiami alle origini dell'artista, alla cultura cinese, all'iconografia classica del suo paese unita alla ricerca di nuove forme espressive.

Per info e orari della mostra: PAC

Sito ufficiale dell'artista: zhanghuan.com

 

berlin buddha

foto: ©Cristina Del Re

©endstartphoto galleria giò marconi 2010. Installazione "C'il Eam Habbim" di Tobias Rehberger .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©endstartphoto

Cristina Del Re e l'installazione "C'il Eam Habbim" di Tobias Rehberger.


endstart alla galleria giò marconi. Installazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©cristina del re 2010

endstart e l'installazione "C'il Eam Habbim" di Tobias Rehberger.

 

Ho conosciuto i lavori di Tobias Rehberger nel 2007.

La mostra era On Otto, alla fondazione Prada, Milano.

C’era anche lui all’inaugurazione. Un operaio dell’arte, di quelli che piacciono a me, che non se la tirano come se fossero guru intoccabili.

Si trattava di un film-installazione. Coinvolgente. Lo spazio era stato organizzato per guardare un film dal suo interno, in ordine sparso. La scena del crimine, la sceneggiatura, il montaggio. Ambienti avvolgenti. Mi aveva colpito in particolare una sala con proiettate alle pareti immagini di attori famosi che guardano un film (“The Lady from Shangai” di Orson Welles).

Lo spettatore al centro della stanza guarda le proiezioni e diventa così attore esso stesso. Reagisce emotivamente e fisicamente alle immagini che vede. E cambia espressione a seconda del personaggio che sta osservando. Lo imita istintivamente.

Fino al 17 aprile 2010 la sua personale alla galleria Giò Marconi (Milano), Beat me!...

Questa volta le installazioni sono quasi tutte incentrate sulla figura emblematica di Michael Jackson, osservato in tutte le sue sfaccettature. L’opera che mi ha divertito di più è "C'il Eam Habbim" (2005). In una sala, una cabina di tiro a segno posizionata frontalmente all’ingresso di un’altra sala. Qui, il bersaglio si muove lungo delle rotaie, sotto forma di ibrido tra la testa di Michael e il corpo di Bambi.

Di seguito il comunicato stampa.

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